Good Morning America. Obama presidente degli Stati Uniti

La fatica di una lunga ed estenuante campagna elettorale, l’ansia delle votazioni, la suspence del risultato (in questo caso un po’ più scontato che in altri), sono tutte cose che caratterizzano ogni competizione elettorale in qualsivoglia Paese.

La differenza è che in Usa la fine della campagna elettorale e l’indicazione del nuovo presidente rappresenta un risultato condiviso dall’intera Nazione.

Lo sconfitto McCain chiama immediatamente il vincitore Obama. Quest’ultimo dichiara immediatamente di voler esercitare il mandato in rappresentanza anche di coloro che non l’hanno votato, aggiungendo: “La mia vittoria indica che nulla in questo Paese è impossibile”.

Ed è qui che l’America rappresenta ancora un vero modello.

Vince Obama, ma vince innanzitutto il sistema che lo esprime.

Vince la cultura di un’America che riconosce a tutti la possibilità di partecipare e competere.

Vince il modello di un Paese per sua natura aperto, dove i risultati si fanno spostando milioni di persone che hanno radici familiari in ogni angolo della terra (gli ispanici, i cinesi, gli irlandesi, gli italiani, per citare le comunità più consistenti).

Vince un Paese che del melting-pot di razze, culture, religioni ha fatto un suo elemento costitutivo, sin dai lontanissimi giorni della costituzione della Nazione.

L’altro dato significativo è la trasversalità delle simpatie che hanno accompagnato la marcia di Obama sia in America (con dichiarazioni di voto di rappresentanti di precedenti governi repubblicani), che in Italia (dove anche rappresentanti del Partito delle Libertà si sono schierati apertamente a sostegno del senatore dell’Illinois).

Fa perciò sorridere il tono euforico di certa rappresentanza italiana dell’opposizione, che soffia a pieni polmoni sulla vittoria di Obama, non per esaltarne i caratteri strutturali, ma cercando di infilare i propri santini in un evento di così grande portata, cercando in sostanza di condividere i frutti di una vittoria che non gli appartiene.

Sono atteggiamenti goffi, che denunciano un certo provincialismo di parte significativa della politica italiana e che minimizzano gli elementi fondanti della vittoria di Obama.

Credo che Obama cambierà molto nelle scelte di politica nazionale, a partire dal sistema di tassazione sino all’assistenza sanitaria, dubito invece che possa dar luogo a cambiamenti strutturali della politica estera americana che tale è e tale sarà, anche se i contingenti in Irak dovessero essere ritirati, perché in tal caso saranno spostati contestualmente in Afganistan.

Rimangono invece forti i legami tra noi e gli USA.

L’Italia avrà la presidenza del prossimo G8, che rappresenterà peraltro una delle occasioni più importanti di confronto internazionale del nuovo presidente degli Stati Uniti. E ciò deve rafforzare il nostro impegno sulla via di un rilancio del nostro Paese.

Crisi finanziaria mondiale, energia tra risorse fossili e risorse rinnovabili, sanità, fiscalità, Obama avrà tanto da fare.

Tanti auguri Presidente.

Good Morning America.

 

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