Il fatto di trovarmi in una Assemblea democratica altamente rappresentativa di tutte le componenti della società israeliana mi ha spinto a dedicare il mio speech alla condanna del politically correct, alla cultura del piagnisteo. L’ho fatto per onorare una nazione che ha deciso virilmente di difendere sé stessa e la propria unità con ogni mezzo. E’ quello che io riconosco a quel popolo, la mascolinità ed il coraggio di reagire, compatti, come un sol uomo, alla minaccia alla vita ed all’integrità dello Stato come del singolo. Ho parlato della questione, tutta occidentale, dello svuotamento della Democrazia, dello svuotamento della Religione della Religione del Padre, la de-culturazione dell’Europa, dell’Italia, dichiaratamente oggi diventate “femmine”.
La democrazia è scaturita dalla proclamata soggettività di ogni “Io” il quale, nel momento in cui entra in possesso del diritto di affermarsi come “Io”, entra in possesso anche della potenza della parola. Dalla potenza della parola al voto.
Voto uguale per tutti. E’ chiaro che oggi le cose non stanno più così. I detentori del potere sono stati i primi ad accorgersene, anche senza comprenderne i motivi culturali: prendono le impronte digitali, i dati biologici, insomma ricorrono al “corpo” per riconoscerti, per concederti la parola, proprio perché la parola del Soggetto non vale più. Non vale neppure quando, dicendo il suo nome, afferma l’unica cosa che aveva diritto di possedere e di affermare anche quando era soltanto Oggetto;‘
Il voto dei cittadini perciò è adesso una pura formalità, una vuota convenzione, già ampiamente scardinata, per esempio, dalla non attuazione dei risultati dei referendum, dalla sottrazione di Sovranità, avvenuta senza interpellare i cittadini, con la creazione dell’Impero europeo. La povertà culturale nella quale viviamo rispecchia questa sorta di "errore comportamentale" della politica in modo incontrovertibile. I Parlamenti, anche il nostro, spesso, sono a loro volta privi di Potere, luoghi dove è assente qualsiasi Potenza della Parola, strutture formali che illudono sulla presenza della democrazia e che non decidono nulla che non sia già stato deciso dai pochi che esercitano il potere effettivo. Un potere di cui non conosciamo quasi per nulla la fonte (nascosta nei fortissimi gruppi finanziari, nelle associazioni mondiali, negli uomini-guida di religioni e di pseudo-religioni che operano nel silenzio ma che sicuramente non discende dal voto dei cittadini, un voto che non ne è la causa ma la conseguenza. Del resto sarebbe sufficiente a comprovare la mancanza di potenza dei politici il grottesco meccanismo del pulsante elettrico da schiacciare per dire il proprio sì o il proprio no e che i parlamentari sono soliti premere senza alcuna remora anche per gli assenti. Naturalmente nessuno si aspetta che gli aderenti ad un partito non votino secondo quanto deciso dai capi del partito stesso, cosa di per sé sufficiente a rendere inutili le votazioni e i Parlamenti. Questo è tuttavia soltanto un cenno ad un enorme problema di cui molti sono a conoscenza senza che ci sia però nessuna volontà di affrontarlo.
Ho richiamato l’attenzione su quello che sarà il prossimo domani dell’Italia e dell’Europa se gli uomini, i “maschi”, non si scuoteranno dalla paralisi dello shock nella quale sono sprofondati. Lo accenno servendomi dell’argomento della lingua inglese perché sono certo che gli strumenti tecnici della informazione e della comunicazione non ci salveranno. Il fatto è
che l’informazione, di per sé, non aiuta minimamente a sviluppare il “metodo del pensiero” ed anzi illude, banalizzandolo, chi non è in grado di “oggettivare”, rendendosene consapevole, il pensare, il sapere. C’è poi un ostacolo ancora più grave: non sarà l’”inglese” la lingua che parleremo ( cosa che, del resto, sarebbe comnque negativa per la cultura italiana). Il mondo musulmano, per nulla distinto culturalmente in Stati e in Nazioni, imporrà molto presto la lingua araba, sia perché miliardi di persone la parlano, sia perché è la lingua che contiene in sé la sacralità della Scrittura Divina. Il Corano, infatti, per i Musulmani è un Libro “scritto in Cielo”, tanto che fino a poco tempo fa non poteva neanche essere tradotto in altra lingua.
L’Italia, così come l’Europa, continua a comportarsi come se la propria cultura dovesse necessariamente essere vincente, ma la realtà rivela il contrario. Il mondo attorno a noi è “maschio”, e ci vede, giustamente, come una femmina, facile da possedere, una femmina che anela ad essere posseduta.
Ritengo che se noi non affrontiamo il problema della mancanza di virilità delle nostre politiche non abbiamo nessuna speranza , tanto per fare un esempio,di salvare quello che qui viene chiamato “il patrimonio culturale” italiano.
Da questo Paese che oggi mi ospita nella sua struttura più rappresentativa, un paese moderno, culturalmente ispirante, una democrazia che ha integrato gli arabi, circostanza da non dare per scontata, mi auguro, dunque, che anche noi in Italia recuperiamo un confronto politico vero, con esso la "mascolinità" della politica, il rispetto delle opinioni diverse, diverso dallo strapotere di pochi.
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
eh si…hai ragione, Andrea. Grazie. corretto…in tempo reale
Si sa, nella vita bisogna avere le palle. Ma se ci chiariamo su cosa questo significhi e’ meglio. Avere l’attacco militare facile? Naaah. Questo mi sembra l’atteggiamento del tipico impotente che picchia la moglie perche’ non riesce a farsela. Concordo, l’Italia mi sembra una donna, ma vecchia, ignorante, e fascista. Basterebbe che ringiovanisse, fosse colta,sapesse usare internet e parlare le altre lingue (oltre a conoscere la propria), e allora sarebbe lei a dominare (anche accoppiandosi) con gli altri stati. Altrimenti…ben venga un bello stupro culturale! Almeno aumentiamo i punti di vista in questo Paese cosi appiattito. Fuori di metafora, Barbareschi, ho letto la sua proposta di legge con la Carlucci: ma magari! Destra o sinistra chissenefrega, basta che si parli di cultura!