Signor Presidente, vorrei fare un discorso che è legato non solo, ovviamente, al problema dell’inquinamento e di ciò che sta accadendo nei nostri mari, ma anche a un problema di responsabilità politica, che va affrontato in maniera assolutamente bipartisan.
Per anni abbiamo giocato su un’economia che vedo propagandata poi in tutto il mondo come la terza più importante e virtuosa, ma non possiamo negare che questa economia è stata costruita in parte anche sul malaffare; tutti noi conosciamo infatti qual è il prodotto di mafia, ‘ndrangheta e camorra, e se questo Paese forse sta in piedi, è grazie al fatto che esiste un enorme giro d’affari e di liquidità che proviene da un’attività illecita.
Ho fatto questa premessa perché in quest’Aula, dove spero vi sia un’attenzione su tale tema, abbiamo tutti una responsabilità, quella di pensare se nei prossimi venti, trenta, quaranta anni l’eredità che lasceremo ai nostri figli e a questo Paese sarà quella di un’economia basata su un’attività lecita o su un’attività illecita. Se pensiamo di costruire un Paese sull’attività illecita, qualsiasi competizione politica che affronteremo nei prossimi anni sarà del tutto inutile e di facciata.
Ma entro nel merito della questione. Il problema delle navi e dell’inquinamento nel Mediterraneo è serio, ma non è un problema italiano, è un problema internazionale. Non possiamo avere dei siti italiani, delle isole italiane che sono patrimonio dell’UNESCO e non avere un atteggiamento responsabile verso qualcosa che non è più patrimonio solo nostro; non possiamo pensare di costruire una nuova economia non avendo nessuna grande multinazionale italiana e nessun futuro dal punto di vista economico e sapendo che l’unica vera possibilità di crescita economica è quella del turismo, della cultura e dell’ambiente, creando però problemi all’ambiente.
Ho approfondito, pur non essendo materia della mia Commissione, il tema delle navi cariche di veleni. Il problema è molto serio e mi auguro che le indagini che stiamo compiendo non siano eseguite pensando solo alle prossime elezioni regionali, altrimenti otterremmo un piccolo fatturato politico con un disastro nel futuro.
Abbiamo parlato di allarme e di grande problema nazionale a proposito dell’Abruzzo; è vero, vi è stato il terremoto con un problema di emergenza nazionale, ma credo che forse in questo momento dobbiamo parlare di emergenza nazionale anche per ciò che riguarda il Mediterraneo, perché i dati che abbiamo (che non sono solo quelli di un pentito che, come giustamente qualcuno prima diceva, forse è attendibile, forse non è del tutto attendibile) sono anche dati internazionali pubblicati su grandi quotidiani internazionali, che riportano dati molto precisi.
Mi chiedo, allora, se la questione non vada affrontata a livello europeo in maniera molto più profonda di quanto non sia andare a svolgere delle analisi su un relitto che non sappiamo neanche quale sia (le mie informazioni sono che quel relitto non è uno dei tanti relitti, indicati da varie fonti, che stanno spargendo veleni nel Mediterraneo). Mi chiedo quale sia, oggi, l’atteggiamento della politica italiana, se abbiamo un atteggiamento così superficiale.
Vedo tutti i giorni nei giornali un Paese reale, costituito da industriali che tentano virtuosamente di far crescere questo Paese, che fatica, e vedo, allo stesso tempo, un Paese che costruisce la propria economia sul malaffare, sullo spaccio, sul riciclo dei rifiuti tossici. Questo è sotto gli occhi di tutti. Però sembra che tutte queste notizie si fermino sui giornali e che in questa sede le questioni non vengano mai affrontate in maniera definitiva.
Dalle informazioni in mio possesso, mi risulta che le navi non sono solo al sud. Esiste una concentrazione di attenzione Pag. 77sulla Calabria, ma il problema delle navi è anche del nord: pare che ve ne siano in Liguria, in Toscana e in altre zone del Mediterraneo. Forse, allora, è il caso di pensare ad una grande task force finanziata anche dall’Europa, perché il Mediterraneo è un patrimonio dell’Europa, della Francia, della Spagna, è quel grande bacino di cui tutti parliamo. Vi è la necessità di una strategia geopolitica importante, perché non possiamo pensare di far crescere questo Paese senza avere una relazione virtuosa con il nord dell’Africa e noi non possiamo essere quelli che inquinano il nord dell’Africa. Questa è stata la politica scellerata attuata dagli anni Ottanta in poi, come giustamente qualcuno faceva notare, la politica che buttava la polvere sotto il tappeto e aspettava di vedere quello che sarebbe successo nel futuro.
In questo periodo colgo dei segnali molto pericolosi: un’assenza di attenzione sugli sviluppi tecnologici, come la banda larga, e sulle innovazioni che dovrebbero cambiare il Paese, e avverto un tentativo di insabbiare le attività di malaffare. Dobbiamo renderci conto che qualcuno, presto, con un’accelerazione molto più veloce di quello che possiamo lontanamente immaginare, cambierà le sorti di questo Paese. Siamo indietro su tutto, stiamo diventando, per varie ragioni, la barzelletta del mondo; la barzelletta per mancanza di responsabilità, una responsabilità del singolo politico: ognuno di noi ha una responsabilità, è stato eletto con un voto e con la coscienza di dare il proprio aiuto per il benessere e il miglioramento di questo Paese. In questo senso ci dobbiamo muovere. Non è possibile vedere che altri Stati, che prima del crollo del muro di Berlino non avevano la banda larga ed erano in mano al malaffare, oggi ci hanno superato. Siamo indietro rispetto all’Estonia ad esempio, che è un Paese dotato di banda larga e ripulito dal malaffare. Fino a quando continueremo a giocare con il fuoco? Cosa ci dicono i telegiornali? Vediamo tutti i giorni sui telegiornali dei bambini uccisi dalla camorra e dalla ‘ndrangheta, e poi lasciamo che camorra e ‘ndrangheta si muovano in maniera libera in questo Paese; ma cosa sono i telegiornali? Sono fiction? Sono un film per prendere in giro il «parco buoi», come si dice in termini borsistici, ovvero il pubblico italiano? Oppure questo è un luogo di rappresentatività, dove dobbiamo assumerci delle responsabilità?
Leggo i dati medici ed è molto pericoloso quello che sta accadendo. L’ambiente è una questione fondamentale. Parliamo del Protocollo di Kyoto, andiamo a fare le riunioni in tutto il mondo per vedere come ridurre gli effetti dei gas, l’effetto serra, e poi, nel nostro territorio, non siamo capaci di gestire i luoghi dove deve essere organizzato l’accumulo dei rifiuti pericolosi.
Sono contento che questa mozione sia bipartisan e spero che continueremo a collaborare insieme. Forse esiste una parte virtuosa di questo Parlamento che ha più a cuore il futuro di questo Paese che gli interessi personali, che vedo, per il breve tempo trascorso in Parlamento, essere numerosi, particolari e legati al singolo.
Chiedo veramente che ci sia un movimento, una responsabilità d’insieme in questo Paese. Io ho dei figli - immagino ne abbiate anche voi - ma ho sentito dire da dei miei colleghi in Commissione: il mare si riprende tutto. Questa è una sonora imbecillità. Il mare non si riprende tutto. I rifiuti tossici hanno bisogno di centinaia e centinaia se non di migliaia di anni per essere riassorbiti. Cosa diremo noi ai nostri figli i prossimi anni? Questo è quello che volevo dire, Presidente (Applausi di deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Partito Democratico e Italia dei Valori).
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Complimenti!! ha dato una visione cristallina e purtroppo totalmente vera e scoraggiante di quest’ Italia che viaggia perennemente “col freno tirato” e adottando la “ politica dello struzzo “… nella vana speranza che i problemi si risolvano da soli, senza mai affrontarli con la responsabilità dovuta.
Egregio Barbareschi,
sono un giornalista calabrese. Ho avuto modo di ammirarla per l’intervista rilasciata a suo tempo a Riccardo Bocca. Come saprà, sono ripresi gli scavi sul letto dell’Oliva vicino ad Amantea, motivati dalla presenza di rifiuti tossici. Le andrebbe di rilasciarmi un’intervista sulla sua coraggiosa presa di posizione?